| La rivoluzione tecnologica
dell’ultimo decennio, e in particolare la diffusione di massa di
alcune applicazioni digitali, ha ridisegnato le relazioni
all’interno della “società della informazione”, mettendo di
riflesso in crisi irreversibile consolidati paradigmi di
comunicazione. Mentre i
media tradizionali (Tv, radio, stampa, ecc.) funzionavano
secondo una logica pochi-a-molti, ove un ristretto numero di
emittenti comunicava a senso unico verso il complesso dei
riceventi, l’irrompere di internet ha sconvolto questa
distinzione, moltiplicando le fonti di produzione e diffusione
delle informazioni, aumentando a dismisura le voci disponibili -
e parallelamente l’incertezza circa la loro fondatezza.
Ciò obbliga le organizzazioni
ad agire significativamente per ritagliare ai propri messaggi
uno spazio di visibilità e credibilità, poiché la ordinaria
routine di comunicazione, sia istituzionale che pubblicitaria,
si rivela sempre più inadeguata non solo ad incrementare la
propria reputazione, bensì spesso anche solo a tutelarla da voci
più o meno corrispondenti a realtà, spontanee o artificiose.
Al tempo stesso, questo
scenario dischiude alle organizzazioni più intelligenti
opportunità prima inconcepibili: in estrema sintesi, di
diventare essa stessa una voce accreditata nella
rappresentazione del proprio ambito di business, integrando la
propria produzione di informazioni “statiche” (comunicati
stampa, report annuali, ecc.) con lo sviluppo di veri e propri
contenuti “dinamici” (approfondimento
scientifico, aggiornamento tramite
canali tipo “weblog”, ecc.), nonché di stabilire relazioni
dirette con le proprie audience.
L'equivoco che sul web potesse
esservi facile fortuna per tutti è già stato fortunamente
spazzato via: stare in rete occorre coraggio,consapevolezza e
cultura, e competenze specifiche; per queste ultime, sono a
disposizione per tutte le opportune considerazioni.
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